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venerdì 5 dicembre 2014

Camille, l'astronauta del buio.

Un bel dì Camille fu incaricata da TerraMadre di partire alla ricerca della luce ancora dispersa nel buio dell'universo. 

Camille, sentendo la notizia, sgranò gli occhi e si stampò un sorriso gigantesco in volto. Non era possibile che una missione così importante fosse affidata a lei.



Camille però non si perse d'animo, indossò il suo vestito più bello e si preparò al lancio.


Camille sentì contare TerraMadre: five, four, three, two, one... e poi più nulla. Era stata spedita nella spazio prima ancora che potesse sentire lo "zero" del countdown. Camille pensò che TerraMadre dovesse avere una strana e smisurata fretta per quella missione! 

Camille ora vagava sola in quel buio silenzioso. Eppure non si sentiva affatto sola e non aveva nessuna paura. Si sentiva, invece, piena di speranza. Lei sapeva che a qualche annoluce di viaggio, più in là, oltre il sistema solare, dovevano esserci altre stelle, altri pianeti, altre vite. Poi, tutto ad un tratto, Camille notò qualcosa di strano: lei e il suo vestito brillavano. Ma da dove arrivava quello scintillio?

Puntò lo sguardò in alto e... vide due piccole stelle che la fissavano silenziose. Quasi intimidite.


Camille provò una gioia incontenibile. No, non si stava ingannando, erano proprio due piccole stelle. Di uguale intensità, di uguale forma ed aspetto. 
Camille pensò che una forza generatrice superiore doveva averle create insieme.
Camille si avvicinò alle stelline che presero a brillare più forte. Poteva sentirle ridere ed emettere radiazioni dorate che le donavano un calore infinito.


Camille pensò che sarebbe stato bello rimanere ancora un po' in loro compagnia ma si ricordò di TerraMadre, della missione che le era stata affidata, del buio e della luce. 
Era giunto il momento di tornare indietro a portare a tutti la gioia della scoperta.
La sua missione poteva dirsi felicemente conclusa! ;)

A presto, Lucia

PS: La Camille è una bambola usata dalla Fondazione Hollman e dall'Unione dei ciechi e degli ipovedenti di Brescia nelle attività di intervento precoce dei neonati con deficit visivo. Ringrazio la piccola Sofia per avermi permesso di dar vita alla sua Camille, e ringrazio Manu per averle dato, molti anni prima, questo splendido nome!!!

  



venerdì 10 gennaio 2014

..pimpami lo sgabello!

Forse un titolo un po' esagerato per il rinnovo dei tessili sugli sgabelli della mia cucina!
Ma neanche troppo considerando che la trasformazione delle tre sedute ebbe inizio tempo fa con il cambio di colore...

"In principio erano tre semplici sgabelli Ikea in legno di betulla e ferro che se ne stavano là attorno alla loro adorata penisola bianca della cucina di casa Kinchina. Finché un giorno di primavera, in un raptus di follia DIY, la regina della casa (me medesima! ;o)) pensò bene di smaltarli di bianco e grigio nuvola. Ad ognuno però toccò una sorte diversa. Ognuno poté conservare un pezzo di originalità in memoria dei vecchi tempi. 
Ma standoli a guardare ora si poteva notare qualcosa di strano. Sulla seduta c'era un principe ranocchio.


Oddio-pensò la regina-qui la trasformazione non è stata portata a termine! Bisogna porre subito rimedio! 
Ma il rimedio la regina dovette andarlo a recuperare lontano lontano, in un grosso regno di metallo svedese in cui per cinque soldi riuscì ad ottenere un pezzo di stoffa pregiato: il lino.
Nel viaggio verso casa però trovò alcuni ostacoli e dovette superare diverse prove, cosicché giunta a casa Kinchina erano già passati parecchi mesi. La regina era, nel frattempo, invecchiata di un anno ma aveva anche acquisito una certa esperienza nel ricamare geometrie, segni e disegni sul suo lino. 




Così non si perse d'animo e cominciò a cucire i tre cuscini principi per le tre sedute. Et voilà, in men che non si dica, i cuscini erano belli e pronti. Imbottiti, lavati e stirati. Confezionati con motivi e nastri bianchi. Ognuno diverso dall'altro, ognuno speciale per il suo sgabello! Ora la regina era davvero contenta. Finalmente avrebbe potuto dire che la sua cucina mostrava un aspetto regale" ;o) 



A presto, Lucia... la regina kinchina

lunedì 20 maggio 2013

...della frutta alla regina!

"Presto, presto. Della frutta alla regina!" gridò il cerimoniere di corte alla servitù giù nella cucina.
Quella mattina, il cuoco Bentivoglio aveva servito alla sua amata regina Lucechiara una colazione senza frutta, e non perché non volesse ma perché la frutta era proprio sparita dalla dispensa.
Sperava di cavarsela servendole una fetta di torta al cioccolato ma lei no, lei voleva proprio la frutta fresca della campagna del contadino Bibbiolò.
Allora Bentivoglio, sollecitato dal cerimoniere, chiamò suo figlio Amadoni e lo mandò nei campi di Bibbiolò a raccogliere quanta più frutta potesse contenere il risvolto della sua maglia.
Ma Amadoni, che aveva sempre spennato polli nella cucina di suo padre, non conosceva la differenza tra la frutta e la verdura. Così, guinto nel campo di Bibbiolò cominciò a raccogliere dalla terra e sugli alberi tutte quelle 'cose' colorate che non sembravano affatto delle semplici foglie verdi!

Quando il risvolto della sua maglia fu pieno e pesante Amadoni riprese la strada per la reggia e corse veloce da suo padre. 
Appena Bentivoglio vide tutto quel ben di Dio, ringraziò tanto suo figlio e, seppur si fosse accorto che Amadoni aveva con sé anche tanta verdura, non lo sgridò per l'errore commesso.
Pensò, invece, che sicuramente avrebbe potuto farne qualcosa di buono e mai sperimentato per la sua cara regina.
In quattro e quattrotto lavò, pelò e tagliò i frutti della terra in tanti piccoli pezzettini. Li mise in una ciotola, vi aggiunse dello zucchero e del limone e fece subito servire il tutto a Lucechiara. 
Mentre il cerimoniere consegnò il piatto nelle mani della regina, il cuore di Bentivoglio prese a battere all'impazzata. Era evidentemente ansioso di conoscere il responso di Lucechiara su quell'esperimento culinario.
La regina guardò la ciotola ma non riusciva a capire cosa ci fosse dentro. Lei aveva richiesto della frutta quindi quella roba colorata non poteva che essere frutta a pezzettini. In quella ciotola, però, Lucechiara aveva riconosciuto solo le fragole!
Il cuore di Bentivoglio si fermò nell'istante in cui la regina, dopo aver rimestato la zuppetta, se ne portò alla bocca una bella cucchiaiata.
E poi riprese a battere quando Lucechiara se ne mangiò un'altra cucchiaiata. In pochi minuti quella zuppetta di frutta e verdura sparì dalla citolola. Allora la regina si tolse la corona e fece chiamare Bentivoglio dal cerimoniere.
Lucechiara guardò dritto negli occhi il povero cuoco che tremava per la paura che la regina potesse dirgli qualcosa di spiacevole. Invece, quella aprì la bocca e disse: caro Bentivoglio oggi voglio cederti la mia corona regale! Questa mattina hai superato te stesso e sei diventato il re della cucina. Ecco perché voglio farti questo dono!

Bentivoglio, ancora incredulo, ringraziò la regina e barcollando ritornò al piano di sotto nella sua cucina. Tutta la servitù tacque e si inchinò, mentre Amadoni continuava a pulire il suo grosso tacchino. Allora Bentivoglio si avvicinò a suo figlio, gli pose sul capo la corona regale e gli disse: se oggi io sono diventato il re di questo posto è solo merito tuo e di quello che per un attimo ho pensato fosse uno sbaglio.
Allora avete capito cosa abbiamo regalato a nostra nipote?
Un sacchetto carico di frutta e verdura con cui potrà giocare nella cucina che a Pasqua le ha regalato mio papà e una corona, perché lei ieri, nonostante la febbre, era davvero la regina della festa!
NB: Silvia aspetto una foto di Chiara da postare sul blog!